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Yonder: The Cloud Catcher Chronicles – la recensione

NeptuneGames.it vi propone la recensione dell’ultima avventura free-roaming di Prideful Sloth per PC e PS4

La sempre più attiva scena videoludica indipendente sforna una nuova gemma come Yonder: The Cloud Catcher Chronicles, un’avventura a mondo aperto che fa della curiosità e dell’esplorazione le sue armi più affilate.

L’affascinante progetto che tiene a battesimo il nuovo team di sviluppo di Prideful Sloth promette di proiettarci in una dimensione fantasy sconvolta da un misterioso cataclisma che minaccia di trasformare l’arcipelago di Gemea in una landa desolata.

Dietro l’apparente “leggerezza” dell’ambientazione e lo stile artistico scelto dai Prideful Sloth per rappresentare il mondo del gioco, Yonder cela un microcosmo di enigmi e di missioni da affrontare per riportare la pace tra gli abitanti di Gemea.

Dopo aver completato la campagna principale e buona parte delle fetch quest secondarie, quindi, non ci resta che proporvi la nostra recensione di Yonder: The Cloud Catcher Chronicles nella speranza che la nostra esperienza possa aiutarvi a capire la struttura narrativa e di gameplay di questo intrigante titolo per PC e PlayStation 4.

Giocabilità

Il centro di gravità permanente delle meccaniche di gameplay di Yonder è rappresentato dall’esplorazione: la ricerca di manufatti ed elementi di equipaggiamento, la raccolta di piante, l’allevamento di animali e il trasporto di oggetti da barattare con i PNG sono solo alcune delle attività da compiere nei panni del nostro personaggio.

La strada tracciata dagli autori di Prideful Sloth ha infiniti percorsi secondari. una volta conclusa la fase iniziale, infatti, l’eroe di Yonder si trova costretto a intraprendere un lungo e faticoso viaggio, scegliendo in completa autonomia le missioni da intraprendere, le azioni da compiere e i luoghi da visitare.

Chi ama questo genere di videogiochi ritroverà in Yonder le stesse esperienze vissute nelle fasi open-world di Skyrim, Dragon Quest Builders o Zelda Breath of the Wild, con l’unica differenza che, almeno in questo caso, non ci sono nemici da affrontare o pericoli mortali con cui confrontarsi.

Il crafting degli oggetti, gli scambi con i personaggi secondari e la raccolta di piante ed equipaggiamenti sono attività che ricorrono dall’inizio alla fine dell’avventura: un ampia serie di missioni secondarie, di oggetti da collezionare e mestieri da apprendere per evolvere le abilità di crafting contribuisce a rendere meno monotona l’esperienza di gameplay.

Yonder The Cloud Catcher Chronicles (5)

Trama

Gemea è un colorato universo con centinaia di misteri da scoprire e tantissimi luoghi da esplorare.

Pur senza essere l’elemento fondamentale delle meccaniche di gameplay, la trama di Yonder Chronicles riesce a immedesimarci nel ruolo di un sopravvissuto a un naufragio che, risvegliatosi sulla spiaggia dell’isola maggiore dell’arcipelago di Gemea, si ritrova suo malgrado al centro di una missione ben più importante: salvare gli abitanti del luogo da una catastrofe imminente.

Come ogni buona avventura open-world, quindi, anche in Yonder la storia non è che un pretesto per dare all’utente la possibilità di esplorare liberamente lo scenario senza alcuna costrizione. Da questo punto di vista, le differenze rispetto a titoli come Brothers: A Tale of Two Sons sono enormi ed è un aspetto da tenere in considerazione.

Yonder The Cloud Catcher Chronicles (9)

Longevità

Diversamente da Zelda Breath of the Wild, in Yonder Chronicles bisogna necessariamente esplorare ogni regione di Gemea se si vuole raggiungere la conclusione della storia principale. Questo aspetto, unito alla straordinaria varietà degli scenari e alla possibilità di intraprendere e specializzarsi in diverse professioni, moltiplica le ore di gioco offerte dal titolo dei Prideful Sloth.

La natura fortemente free-roaming di Yonder non ci permette di quantificare la longevità effettiva del progetto, ma a grandi linee possiamo affermare che se amate questo genere di titoli, l’avventura vi terrà certamente impegnati per almeno 15-20 ore.

Grafica e Sonoro

Dal punto di vista squisitamente grafico e artistico, Yonder: The Cloud Catcher Chronicles è un piccolo gioiello che testimonia la bravura dei ragazzi di Prideful Sloth. Sia su PlayStation 4 che su PC, Yonder si trasforma in un caleidoscopio di emozioni e di sensazioni alimentate da colori estremamente vividi, da ambientazioni variegate e da effetti particellari che non hanno nulla da invidiare alle produzioni maggiori.

Nonostante la scarsa qualità di alcune texture e gli anonimi modelli poligonali dei PNG, la resa complessiva di Yonder ha un impatto visivo difficilmente riscontrabile in altre produzioni analoghe. Comunque sì: anche dopo decine e decine di ore di gioco, la sensazione di deja-vu provocata dalle forti similitudini visive con titoli come Zelda, Stardew Valley o Dragon Quest Builders è destinata ad accompagnarvi.

Per quanto riguarda il comparto audio, infine, segnaliamo l’impegno profuso dai Prideful Sloth nel creare brani strumentali davvero efficaci e una vasta serie di effetti ambientali: l’unica nota stonata, in questo caso, è rappresentata dagli illogici “buchi sonori” riscontrabili in determinati frangenti dell’avventura, specie nel passaggio tra le diverse regioni di Gemea.

Yonder The Cloud Catcher Chronicles (2)

Originalità

Pur essendo chiaramente ispirato a titoli come Zelda Breath of the Wild, The Witness o Dragon Quest Builders, Yonder Chronicles mantiene una sua forte caratterizzazione grazie alla varietà dei biomi naturali visitabili e alla totale assenza di scene di combattimento.

Non meno importante è poi il lavoro svolto dagli autori australiani nella creazione del sistema di crafting e del modulo di evoluzione delle abilità delle Professioni, due elementi che rendono interessante il titolo anche dopo aver giocato per più di dieci-quindici ore.

Yonder The Cloud Catcher Chronicles (10)

Multiplayer

Come avrete facilmente intuito, Yonder Chronicles è un’esperienza rigorosamente singleplayer. L’unico “contatto” con gli altri avventurieri è dato da un semplice sistema di scambio di oggetti basato su alcune casse da lasciare a terra per condividere alcuni item del proprio inventario con gli utenti che esploreranno quella medesima area di Gemea.

Almeno per il momento, quindi, non è possibile incontrare fisicamente altri giocatori, ma nulla vieta ai Prideful Sloth di integrare in futuro un modulo per il multiplayer cooperativo online.

Yonder The Cloud Catcher Chronicles (6)

Conclusioni

Yonder: The Cloud Catcher Chronicles è una delle sorprese più felici degli ultimi mesi. Il lavoro compiuto dai Prideful Sloth viene ripagato da un’esperienza di gioco incredibilmente appagante: una longevità superiore alla media, uno scenario con decine di biomi diversi, una colonna sonora “rinfrescante” e una grande libertà di movimento fanno il resto e ci regalano un titolo insolitamente profondo.

La totale assenza di elementi action, però, restringe il campo potenziale degli utenti e lascia irrisolte alcune problematiche relative, ad esempio, alla struttura della trama, alla ripetitività del looting, alla gestione economica basata sul baratto e al livello di difficoltà generale del titolo.

Se queste sono le premesse, siamo davvero ansiosi di scoprire cosa saranno in grado di fare i Prideful Sloth nel corso dei prossimi mesi e anni. Nel frattempo, possiamo sempre “consolarci” con Yonder: The Cloud Catcher Chronicles, un progetto ben più originale, divertente, profondo e maturo di quanto avremmo potuto credere.

Yonder The Cloud Catcher Chronicles scheda rece NeptuneGames

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